Gli ultimi decenni hanno visto un progressivo aumento delle conoscenze in parecchi ambiti delle scienze tra cui le neuroscienze, la psicologia sperimentale e le ricerche in campo sociale.Esso, inoltre, ha permesso di approfondire la comprensione di altrettanti ambiti di vita, uno dei quali riguarda il meccanismo che sta dietro al consumo costante di sostante psicoattive che influiscono, piu o meno gradualmente, sulle funzioni cerebrali e su tutti i processi mentali (motivazionali, cognitivi ed emozionali) e sui comportamenti adattivi a livello della societa.Interessante e, pero, il fatto che il cervello sia dotato di una enorme plasticita che permetta alla persona dipendente, nonostante le recidive, di non essere allinterno di un cammino ineluttabile e di poter ritrovare, tramite opportuni aiuti, di poter ritrovare la via maestra.Ad oggi, non si conoscono ancora nel dettaglio i fenomeni psicobiologici che rendono alcune persone piu vulnerabili di altre alle sostanze psicoattive e non si conosce ancora nel dettaglio che cosa accada nel cervello soprattutto a livello di ricadute. Cio indica che la dipendenza non possa essere intesa soltanto come unalterazione del funzionamento cerebrale, ma che questultimo debba essere messo in relazione con almeno altre due variabili: quella psicologica e quella socio-economica.Questo e tanto piu vero, quando si vanno a considerare le dipendenze senza sostanza: tra le piu conosciute gambling ed internet addiction, che innescano meccanismi simili a quelli provocati dalle sostanze dabuso.Ma non potrebbe essere che linizio dellutilizzo di sostanze di abuso o di virtualita non gestite sia anche una possibile risposta disadattiva della persona dovuta allincapacita di sapere rispondere alle richieste dellambiente, quasi unincapacita di interagire con esso?Alla luce di questo, lelaborato cerca di chiarire i punti di avvio per impostare una possibile attivita di prevenzione a partire da: lanalisi del DSM-IV e del DSM-V, per lo piu legata ad alcuni cambiamenti sullorigine e sullo sviluppo delle dipendenze, il craving; luso patologico di comportamenti altrimenti accettati e considerati normali, quali alcol, tabacco, gioco, lavoro, sesso, ; le varie forme di intervento biopsicosociale, sia dal punto di vista burocratico dei servizi pubblici sia comunitario con il rilevante contributo del volontariato; le principali forme di prevenzione: dalla primaria universale, passando alla secondaria diretta a gruppi a rischio, alla terziaria diretta a persone che pur consumando si ritrovano ancora ad essere in campo sub-clinico, alla quaternaria, legata ad un evitamento delluso eccessivo delle risorse sanitarie.
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