Una niña que crece y descubre el mundo marcada por la autoridad de la figura paterna y la inestable relación entre sus padres. Una mujer que se abre paso en la vida y lucha por su independencia en la Italia de los años setenta. Las contradicciones de una mujer dura y fragil a partes iguales, que intenta ser ella misma a la vez que necesita la aprobacion de los hombres que han marcado su vida: su padre, sus amantes, su marido. Dime una palabra mas es un recorrido por la educacion sentimental de la protagonista, una reflexion acerca del paso del tiempo, la perdida, el amor y el lugar de la mujer en una epoca en la que sus derechos empezaban a ser reivindicados.Con una gramatica familiar que nos lleva hasta Natalia Ginzburg y un gran poder evocador, Iaia Caputo construye en esta novela el retrato de una mujer valiente que encuentra en las palabras, en la escritura, el refugio que le ayudara a salvar la vida.
Come si invecchia in una società cullata nel mito dell'eterna giovinezza? E le donne, come invecchiano nell'età della chirurgia estetica, delle creme anti-age e del lifting di massa? Tra i tanti diritti acquisiti che sono stati rimessi in discussione in questi anni, non staremo per caso perdendo anche il diritto di invecchiare in pace, di lasciarci alle spalle con serenità gli splendori del tempo che fu? Tutto è cambiato rispetto al recente passato. Per la prima volta nella storia, quella che un tempo era la "terza età" è diventata un'età di progetti, impegni, passioni, slanci. Una stagione della vita con lo sguardo rivolto a ciò che si può ancora realizzare anziché soltanto a quello che ci si è lasciati alle spalle. Eppure questa nuova libertà genera anche nuove forme di disorientamento e insicurezza, nuove paure sconosciute alle generazioni precedenti. Come se improvvisamente, soprattutto per le donne, fosse "vietato invecchiare", in una società dove il vecchio è accettato solo se fa finta di essere giovane. Quella di Iaia Caputo è un'indagine a tutto campo che parte dalle esperienze e dai vissuti femminili per arrivare alle strategie delle industrie farmaceutiche, all'ossessione del corpo prodotta dai messaggi pubblicitari dominanti, alla presenza (o meglio all'assenza) delle donne nella nostra vita pubblica, all'idea stessa che abbiamo di maturità e di tempo.