"Corpo estraneo" o problema insoluto della filosofia nietzscheana, la dottrina "dell''Eterno Ritorno dell''uguale" e tanto citata quanto misconosicuta. Persino nelle chiose dei filosofi che l''hanno percorsa fino all''ossessione, come Martin Heidegger, restano tracce di ambiguita, sospensioni, o residui di interpretazioni funzionali al pensiero di ciascuno di essi. La complessa lettura di Severino ha percio innanzitutto il merito di restituire l''Eterno Ritorno al lettore che voglia avvicinare la nuda, ipnotica vertigine ontologica. "Che tutto ritorni e l''estrema approssimazione del mondo del divenire al mondo dell''essere" (F. Nietzsche).
L''Occidente si e condannato a pensare che il divenire sia l''emergere delle cose dal niente: e tale fede lo ha sospinto all''estremo limite del nichilismo. Intorno a questa precoce intuizione Severino ha dipanato con rigore la sua meditazione intorno all''essere e alla sua identita, al divenire e alla possibilita (o all''impossibilita) di dire senza contraddizione l''altro da se, il diverso. In questo libro Severino torna sulla definizione aristotelica dell''identita (tautotes) come "l''unita dell''essere di piu cose", e da essa muove verso un originale approdo: come dire le differenze fra una cosa e un''altra senza per cio stesso dire che "questo non e quello" e cadere quindi nella contraddizione dell''Occidente di dire di qualcosa, cioe di un ente, che "non e"?