9788825418682
Letteratura - romanzo (199 pagine) - Come la pianta che dà il titolo a questo potente romanzo di ambientazione sarda, le vicende di Annesa, eroina misteriosa, degna delle migliori tragedie classiche, e al contempo originalissima nel suo spirito tormentato, si aggraticceranno intorno al vostro spirito, costringendovi a non staccare gli occhi dalla pagina.
I dirupi e le grotte primitive della Barbagia avvolgono la decrepita abitazione di una famiglia nobile sul baratro della miseria, la cui sorte sembra essere riposta nelle mani di una donna sbucata dal nulla anni addietro. Annesa, bionda e impenetrabile, imbratterà la propria anima di sangue pur di salvare i propri benefattori, condannandosi a una vita di penitenza e di stenti. Non diversamente dal protagonista di Elias Portolu e da Efix del celeberrimo Canne al vento, anche Annesa rientra nella logica del delitto e castigo di dostoevskiana memoria, esplicitata già dal grande Momigliano. Inoltre ne L’edera, come in Cenere, è una donna a caricarsi sulle spalle il peso della sofferenza e del sacrificio, a riprova del fatto che Deledda risulta lontana anni luce da quello stereotipo irrancidito che la vuole ancora rappresentare come un’arcigna antifemminista. Lo stile è luminoso anche nelle pagine più buie, perché un pulsante grido di vita riesce a pervadere ogni sfumatura, facendo intravedere in controluce la salute, per non dire la salvezza, di una società inconsapevolmente malata.
Grazia Deledda (Nuoro, 1871 – Roma, 1936), nota ai più per essere stata l’unica italiana a vincere il premio Nobel per la letteratura (1926), consacrò la propria esistenza alla scrittura e alla famiglia. Dopo un’infanzia e un’adolescenza intensamente spese nelle terre selvagge della Sardegna centro-orientale – dove, nonostante le numerose tragedie famigliari che la colpirono e il peso dei velenosi pregiudizi maschilisti sulle sue velleità artistiche, iniziò precocemente a comporre racconti, brevi saggi e articoli – si trasferì con il marito Palmiro Madesani, poi divenuto suo agente, a Roma, città in cui scrisse i suoi romanzi di maggior successo, pressoché tutti ambientati nell’isola sarda: Elias Portolu (1900); Cenere (1903); L’edera (1908); Canne al vento (1913); Marianna Sirca (1915); La madre (1920) e Cosima (postumo: 1937). Nonostante la sua indole schiva, che la portò a condurre sempre un ménage ritirato e lontano dalla mondanità salottiera della capitale, riuscì a imporsi nel panorama letterario italiano e straniero per la straordinaria forza e originalità delle sue opere.
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Escrito por Grazia Deledda
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